musa
All’inizio era il verbo poi le parole s’accavallavano in me il mio corpo era orale ucciso parola parole non uscivano sulla punta della lingua erano stomaco gonfio e mi enfiavo..
Il rifiuto del cibo pero’ mi dava sicurezza e arroganza di essere tornato bello, potevo correre a dispetto di ginocchia fragili e vertebre calcificate. Come avevo potuto permettere tale decadenza ? fino a quando in una notte estiva uno mi ha riconosciuto dall’altra parte del marciapiede e mi ha gridato
ma tu non eri morto ?
Non lo sono piu’, lo sono stato e in che condizioni avresti dovuto vedermi!
Beato te! Beato te che non dormi e cammini nella citta’ nuda d’agosto. Beato te che non sai di lontananza e clausura. Diaspora di pensiero e corpo eucarestia emigratoria.
Siamo ancora amici nonostante il tempo.
Non sapevo e ne ho pena che il passato e’ scritto e le mie parole possono solo trovare giaciglio sulla carta e non nel convivio amoroso nell’incontro umano nell’eucarestia appunto.