vita


 


Come diceva Artaud

sapevo che sarei morto quella mattina
dal risveglio il petto era in tumulto
il pensiero inciuchito come da un'allergia nervosa
un po' di paura
un po' di serenita'
all'idea che era finita
che cielo e vento di quell'alba
fossero i miei ultimi compagni

l'atmosfera era da esecuzione
senza pena senza vergogna
dispiaceva un po' che non ci fosse speme di resurrezione
insomma che non ci fosse transunstanziazione
in fine mi son detto
non fa neanche male
l'aria profuma di mare e liberta'
e non puo' essere un caso

cosi' mi sono vestito come il ragiunatt
dei tempi antichi
scegliendo il capo giusto
con la solerzia e l'umilta' di chi
va al lavoro
di chi si ferma all'edicola prima di prendere
l'autobus
ho lasciato la schiscietta a casa sulla sedia
vicino al letto rifatto

perche' chi mi cercasse sapesse che ero stato
suicidato
come diceva Artaud
come avrei voluto dire io
come il poeta che non ero

forse l'allacciare le stringhe
e' stato l'ultimo momento vero di riflessione
certamente l'ultimo indugio
prima di una morte senza scala di sicurezza
di una fine senza porta antipanico

non c'era nebbia e la luce si accendeva
tra le ceneri della notte boreale
nel parco ho aspettato
messaggi materni
inviti paterni
grida amicali
e suoni di fallimenti
sospiri di vittoria e confidenze della memoria

sto semplicemente passando
cordialmente
mi dico 
le mie lacrime coprivano la vista
la mia dignita' era al riparo
il tempo prigioniero
in questo abbraccio
tra il mio niente ed il niente
son vivo!